Storia di un vino: il nostro Sangiovese e i profumi della tradizione romagnola

Oggi voglio raccontarvi la storia di una terra antica, un luogo saggio e vitale che vive di racconti e raccolti, di esperienze quotidiane ricche di fascino, meraviglia e fatica, di sentieri di campagna e strade di città. E molto altro. Questa è la nostra storia, ma è ancora di più la storia dei nostri nonni, e speriamo sia almeno un po’ quella dei nostri figli.

Per narrare questa storia ho deciso di usare l’olfatto, un senso da cui parte anche la conoscenza del nostro prodotto, il vino.

La Romagna profuma di tante cose.

Le mattine d’inverno la brina punge le narici, che si riempiono poco dopo con l’odore accogliente del legno che brucia e scricchiola nel camino. In cucina c’è profumo di burro, di impasto e di condivisione. Di gonne sporche di farina e di visi sorridenti. In salotto si sente odore di matite temperate e di fogli, di colla con i brillantini e di aghi di pino freschi.

La primavera porta con sé un odore fresco, una freschezza che sembra sempre così nuova e così viva. C’è profumo di clorofilla, di prato e di fiori, di fossi e ruscelli, di azzurro ceruleo. Dalle cucine proviene un aroma gustoso di tortelloni al ragù, di parmigiano grattugiato e di marmellate. Il vento accarezza il bucato steso all’aria aperta, e fuori dalle case passa una fragranza che sa di sapone e di margherite.

L’estate arriva presto, calda e imponente, luminosa. Odora di frutta succosa, di canottiere sudate e di pelle abbronzata, di cappelli di paglia e di gelato alla crema. Di giorno i contadini assaporano una spiga di grano all’ombra di una quercia, mentre la sera si abbandonano alla musica e alle risate intorno a una tavola imbandita sotto le stelle.

E poi è il suo turno: l’autunno. L’autunno in Romagna è amore, è creazione e malinconia buona. È quel bambino che sta in disparte taciturno, mentre la sua mente vaga ricca di segreti e saperi. Forse facciamo così caso agli odori perché vi è spesso una fitta nebbia ad accompagnare le giornate. Silenziosa avvolge alberi di caco, pere volpine, casolari e vigneti. Questa stagione sa di terriccio umido, di foglie che scricchiolano, di colori caldi e dolciastri. Di dolci di pastafrolla, di anice e prugne secche.

L’autunno è pazienza, in Romagna. La vendemmia segna l’inizio di un lungo processo che finirà mesi o anni dopo, e porterà con sé tutti gli odori e i sentori delle altre stagioni.

Il nostro Sangiovese è il frutto di una terra che vive le esperienze di una vita, che muta la sua forma senza mai alterare la propria sostanza. Il suo sapore è pieno e generoso, riempie e compiace il palato, così come la mente di chi lo sorseggia. Sa essere forte e intenso, ma allo stesso tempo scorre con semplicità e piacere.

È un vino sincero, che porta con sé i misteri di generazioni e li svela un sorso dopo l’altro. Una bevanda conviviale, che bilancia accoglienza e severità come un’azdora romagnola.

Questo Sangiovese è il nostro dono per voi, per condurvi in un viaggio che parte da un vino, e arriva in un mondo.